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20-05-2012
Ascensione
2° mistero della gloria
Nella tradizione cristiana l'Ascensione è la
salita al cielo di Gesù con il suo corpo, alla presenza degli Apostoli,
per unirsi al Padre. L'avvenimento sancisce la grandiosa conclusione della sua permanenza
visibile fra gli uomini e l'inizio della diffusione del cristianesimo e
della storia della Chiesa.
La festività dell'Ascensione è molto antica e viene attestata a partire
dal IV secolo: S. Agostino la descrive come solennità diffusa già al suo
tempo. La prima testimonianza della festa dell'Ascensione è data dallo
storico delle origini della Chiesa, il vescovo di Cesarea, Eusebio
(265-340).
Il senso biblico del termine "Ascensione" vuol significare che Dio abita
in un luogo superiore e l'uomo per incontrarlo deve elevarsi, salire.
I vangeli non si dilungano molto su questo grande episodio.
Il vangelo di Marco finisce dicendo: "Gesù.... fu assunto in cielo e si
assise alla destra di Dio"; mentre ne parla più ampiamente l'evangelista
Luca: "Poi li condusse fin verso Betania, e alzate le mani, li benedisse.
E avvenne che nel benedirli si staccò da loro e fu portato in cielo".
Ancora Luca colloca l'Ascensione sul Monte degli
Ulivi, al quarantesimo giorno dopo la Pasqua e aggiunge:" ...fu elevato in
alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo. E
poiché essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, ecco due
uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: Uomini di
Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato tra
voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui
l'avete visto andare in cielo".
L'intento dei racconti dell'Ascensione non è quello di descrivere il reale
ritorno al Padre, ma di far conoscere alcuni tratti dell'ultima
manifestazione di Gesù, una manifestazione di congedo, necessaria perché
Egli deve ritornare al Padre per completare tutta la Redenzione: "Se non
vado non verrà a voi il Consolatore, se invece vado ve lo manderò".
Il catechismo della Chiesa Cattolica dà dell'Ascensione questa
definizione: "Dopo quaranta giorni da quando si era mostrato agli
Apostoli, Cristo sale al cielo e siede alla destra del Padre. Egli è il
Signore, che regna ormai con la sua umanità nella gloria eterna di Figlio
di Dio e intercede incessantemente in nostro favore presso il Padre. Ci
manda il suo Spirito e ci dà la speranza di raggiungerlo un giorno,
avendoci preparato un posto".
La redazione C.
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01-05-2012
Breve storia del Santo Rosario
Il Rosario è una preghiera devozionale e contemplativa a carattere
litanico tipica della Chiesa cattolica e conoscerne l'origine ci può insegnare tanto di questa preghiera.
La parola "rosario" (dal latino "rosarium/rosaio) deriva da un usanza
medioevale che consisteva nel mettere una corona di rose sulle statue
della Vergine; queste rose erano simbolo delle preghiere rivolte a Maria.
Nei conventi i fratelli laici, per la scarsa familiarità con il latino,
quando recitavano i salmi nel coro, integravano le loro pratiche di pietà
con la recita dei "Paternoster" per il cui conteggio si usava una collana
di grani infilati a uno spago.
In realtà, l'abitudine di contare le preghiere con una cordicella annodata
era già diffusa nel III e IV secolo ai tempi dei monaci eremiti del
deserto. Questi strumenti nel Medioevo si chiamarono "Paternoster".
In un primo tempo, infatti, il culto della Vergine praticamente non
esisteva e la recita dell'Ave Maria, nata nel VII secolo, si affermò nel
mondo cristiano soltanto intorno al mille. Intorno al XVI secolo si ha la
fissazione definitiva della seconda parte che fino a allora aveva numerose
varianti.
Questa devozione fu resa popolare da San Domenico il quale, secondo la
tradizione, ricevette nel 1214 il primo Rosario dalla Vergine Maria, nella
prima di una serie di apparizioni, invitandoci a recitare il Rosario, come
mezzo per la conversione dei non credenti e dei peccatori.
Promotori di questa devozione sono stati i Domenicani, infatti, fu Papa S.
Pio V (domenicano), il primo a incoraggiare e a raccomandare ufficialmente
la recita del Rosario, che in breve tempo divenne la preghiera popolare
per eccellenza, una preghiera che facciamo insieme alla Madonna, quando
con “l'Ave Maria” La invitiamo a pregare per noi e, la Madre di Dio,
unisce la sua preghiera alla nostra. Essa diventa perciò sempre più
efficace, perché quando Maria domanda sempre ottiene, perché Gesù non può
mai dire di no a quanto gli chiede sua Madre.
Nel 1571, anno della battaglia di Lepanto, papa Pio V chiese alla
cristianità di pregare con il Rosario per la liberazione dalla minaccia
turco-ottomana. La vittoria della flotta cristiana, avvenuta il 7 di
ottobre, fu attribuita all'intercessione della Vergine Maria, invocata con
il Rosario.
In seguito a ciò il Papa introdusse nel calendario liturgico la festa
della Madonna del Rosario per quello stesso giorno.
Un altro impulso alla sua diffusione si ebbe nei secoli XIX e XX con le
apparizioni di Maria a Lourdes e Fatima.
Il Santo Rosario è considerato una preghiera completa perché riporta in
sintesi tutta la storia della salvezza.
Nella forma ridotta, si recita ogni giorno una corona meditandone i
misteri:
-la prima comprende i misteri gaudiosi (o della gioia) contemplati il
lunedì e il sabato;
-la terza i misteri dolorosi(o del dolore), il martedì e il venerdì;
-la quarta i misteri gloriosi (o della gloria), il mercoledì e la
domenica.
Con la lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae del 16 ottobre 2002,
Giovanni Paolo II ha introdotto facoltativamente i misteri luminosi (o
della Luce) da contemplare il giovedì, e ha associato a essi la seconda
corona del Rosario, interponendola quindi tra la corona dei misteri
gaudiosi e quella dei dolorosi.
Prosegue la lettera: Nella pratica più superficiale è uno strumento di
conteggio delle Ave Maria, ma si presta anche a esprimere un simbolismo;
da notare, come la corona converga verso il Crocifisso, che apre e chiude
il cammino stesso dell'orazione. In Cristo é centrata la vita e la
preghiera dei credenti. Tutto parte da Lui, tutto tende a Lui, tutto
mediante Lui, nello Spirito Santo, giunge al Padre mediante Maria Vergine.
La redazione C.
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08-04-2012
Pasqua di Risurrezione
Primo mistero della Gloria
L'annuncio pasquale risuona anche oggi nella Chiesa: Cristo è risorto,
egli vive al di là della morte, è il Signore dei vivi. Pasqua è dunque
annuncio della risurrezione, della vittoria sulla morte, della vita che
non sarà distrutta. La Chiesa, nata dalla Pasqua di Cristo, custodisce
questo annuncio e lo trasmette in vari modi ad ogni generazione: nei
sacramenti lo rende attuale e contemporaneo ad ogni comunità riunita nel
nome dei Signore; con la propria vita di comunione e di servizio si sforza
di testimoniarlo davanti al mondo.
Testimoni del Cristo risorto
La parola di Dio che illumina i cuori insiste sul fatto storico di «Cristo
risuscitato», sulla fede che nasce davanti alla «tomba vuota» e sottolinea
che la risurrezione del Signore è un fatto sempre attuale. I battezzati
sono membra del Cristo risorto; in lui l'umanità accede progressivamente
ad una «vita nuova» purificata dal vecchio fermento del peccato e questa
vita è tutta da costruire nell'oggi, non da proiettare in un futuro dai
contorni imprecisi: Pasqua è oggi, è ogni giorno dell'esistenza umana e
Cristiana.
Don Carlo
22-04-2011
Il Papa in tv risponde ai fedeli: Risurrezione
Al Papa Benedetto XVI° viene chiesto
della Risurrezione. Dopo la quale "Gesù non muore più- afferma- è al di
sopra delle leggi della biologia, della fisica, perché chi è sottomesso a
queste muore. Quindi c'è una condizione nuova, diversa, che noi non
conosciamo, ma che si mostra nel fatto di Gesù ed è la grande promessa per
noi tutti che c'è un mondo nuovo, una vita nuova, verso la quale noi siamo
in cammino". Un evento unico, il ritorno di Gesù alla vita, che non è un
semplice risveglio dalla morte, come accadde con Lazzaro, che poi morì
nuovamente. "Gesù ha la possibilità di farsi palpare, - spiega Papa
Benedetto- di dare la mano ai suoi, di mangiare con i suoi, ma tuttavia
sta sopra le condizioni della vita biologica, come noi la viviamo”.
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05-04-2012
Giovedì Santo
Nel Giovedì Santo si ricorda l'istituzione dell'Eucarestia,
il Ministero del Sacerdozio e la consegna agli apostoli del
Comandamento dell'Amore.
Il giorno del Giovedì Santo si celebrano due distinte celebrazioni
liturgiche:
-al mattino nelle cattedrali i sacerdoti e i diaconi si radunano insieme
al vescovo per celebrare la Messa crismale durante la quale vengono
rinnovate le promesse sacerdotali e viene consacrato il Sacro Crisma (cioè
l’olio benedetto) per il Battesimo, l’Unzione degli Infermi e per i
catecumeni;
-la sera nelle singole chiese e parrocchie si celebra la Messa in "Coena
Domini" cioè "Cena del Signore", che comprende il rito della lavanda
dei piedi.
Lavanda dei piedi: Gesù, dopo aver indossato un grembiule e lavato
i piedi ai suoi apostoli, come segno di purificazione, (gesto riservato
agli schiavi e ai servi) si rivolse loro con parole che erano di commiato,
di profezia, di promessa, di consacrazione:
- "Vi dò un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri, come Io
vi ho Amato. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli se avrete
amore gli uni con gli altri".
- "Io sono la via ,la verità, la vita, nessuno viene al Padre se non per
mezzo di me. Se conoscete me, conoscerete anche il Padre."
- "Se mi amate, osservate i miei comandamenti. Io pregherò il Padre ed
egli vi darà il Consolatore perché rimanga con voi per sempre."
- "Vi lascio la Pace, vi dò la mia Pace"
Gesù lascia come suo testamento, di fare altrettanto con i fratelli. Non
comanda di ripetere un rito, ma di fare come Lui, cioè di rifare in ogni
tempo e in ogni comunità gesti di servizio vicendevole sulla via della
generosità totale nel donarsi.
Istituzione dell' Eucarestia, istituzione del Sacerdozio
Mentre mangiava con loro, prese il pane e il vino dicendo: "Questo è il
mio corpo che viene offerto per voi….... questo è il mio sangue versato in
sacrificio per voi: fate questo in memoria di me.
L’istituzione dell’Eucaristia come rito memoriale della «nuova ed eterna
alleanza» è certamente l’aspetto più evidente del giovedì Santo; Gesù dà
se stesso in cibo e pone al centro della memoria ecclesiale, il segno
dell’amore gratuito, totale e definitivo, il suo donarsi nella morte è
l’inizio di una presenza nuova e permanente; ‘‘il suo corpo per noi’’
La Messa in "Coena Domini" è seguita dall'Adorazione del Santissimo
deposto nell'altare della Reposizione.
Nel Giovedì Santo, ricordiamo anche che Gesù dopo la cena, si ritirò
nell’Orto del Getsemani, in compagnia degli Apostoli per pregare e nel
Vangelo secondo Luca è presente l'unica testimonianza dell’Agonia di
Gesù al Getsemani infatti, l'evangelista narra “essendo in agonia,
egli pregava ancor più intensamente; e il suo sudore diventò come grosse
gocce di sangue che cadevano in terra”.
A conclusione di questa notte, Giuda guida l'arresto di Gesù.
La redazione C.
20-03-2008
Città del Vaticano
Così commenta Papa Benedetto XVI: nel gesto della lavanda dei piedi
da parte di Gesù è simbolicamente rappresentato il “completamento” della
sua missione.
Nella lavanda dei piedi, Gesù depone le vesti della sua gloria, si cinge
col “Panno” dell’umanità e si fa schiavo. Lava i piedi sporchi dei
discepoli e li rende così capaci di accedere al convito divino al quale
Egli li invita. Egli ci rende puri mediante la sua parola e il suo amore,
mediante il dono di se stesso. Se accogliamo le parole di Gesù in
atteggiamento di meditazione, e di fede, esse sviluppano in noi la loro
forza purificatrice. Giorno dopo giorno, siamo come ricoperti di sporcizia
multiforme, di parole vuote, di pregiudizi; una molteplice semi falsità o
falsità, s’infiltra continuamente nel nostro intimo. Tutto ciò offusca e
contamina la nostra anima, ci minaccia con l’incapacità per la verità e
per il bene. Se accogliamo le parole di Gesù col cuore attento, esse si
rivelano veri lavaggi, purificazioni dell’anima, dell’uomo interiore.
Cristianesimo è anzitutto dono: Dio si dona a noi, non dà qualcosa ma se
stesso. E questo avviene “continuamente”.
Così comprendiamo la parola che, al termine del racconto della lavanda dei
piedi, Gesù dice ai suoi discepoli e a tutti noi: "Vi do un comandamento
nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato”.(Gv 13, 34).
Un ultimo aspetto evidenziato dal Papa è che nel gesto della lavanda, c’è
un dono, un servizio per il fratello: ” Se dunque io, il Signore e
Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli
uni gli altri” (Gv 13, 14). Dobbiamo lavarci i piedi gli uni gli altri nel
quotidiano servizio vicendevole dell’amore.
Asia News
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26-03-2012
Annunciazione del Signore.
Primo mistero gaudioso (o della
gioia)
L'Annunciazione è l'annuncio del concepimento verginale e
della nascita verginale di Gesù, che viene fatto dall'arcangelo Gabriele
mandato da Dio, a Maria, una giovane e povera fanciulla in una città
secondaria di provincia, la Galilea che fa da contrasto alle promesse
dell'angelo, espressioni della forza e della manifestazione di Dio.
Dal punto di vista liturgico, la ricorrenza dell'Annunciazione è una
solennità, e contrariamente a quanto comunemente si reputa, è una festa
del Signore, e non di sua madre Maria.
Tutto nacque dal “fiat” di Maria. (Per il "sì" di Maria, Dio Figlio
s'incarna nel suo grembo verginale).
All’annuncio dell’Angelo, Maria dimostrò la sua fede e obbedienza col
dire: “Si faccia di me secondo la tua parola “.
La tradizione della Chiesa è unanime nel riconoscere che nel momento
stesso in cui Maria consentì ad esser madre di Dio, la seconda Persona
della santissima Trinità s’incarnò nel seno di lei, prendendo corpo ed
anima, (come testimonia il vangelo della Visitazione) per opera dello
Spirito Santo. Quindi è al momento dell'Annunciazione e non nella
Risurrezione, che si verifica la compresenza di entrambe le nature, umana
e divina, in Gesù Cristo.
Era l'inizio della storia, della definitiva ed eterna alleanza, poiché
momento in cui "il Verbo si fece carne", per consumare il suo sacrificio
redentivo in obbedienza al Padre.
Aspetti storici
Una tradizione antichissima identifica la casa di Maria, in cui avvenne
l'Annunciazione, con la grotta che oggi si trova nella cripta della
Basilica dell'Annunciazione a Nazaret. La casa era costituita da una parte
scavata nella roccia (la grotta) e una parte costruita in muratura. Quest'ultima
rimase a Nazaret fino alla fine del XIII secolo, quindi venne trasferita
per nave tra il 1291 e il 1294, la Santa Casa, come essa è chiamata, si
trova tuttora all'interno della Basilica di Loreto.
La redazione C.
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24-02-2012
Breve
storia della Via Crucis
La Via Crucis rappresenta: il cammino della croce di Gesù
che, condannato a morte, sale al Calvario.
Per secoli è stata e continua a esserlo ancora oggi, una forma di
devozione molto radicata nel popolo Cristiano. La ragione è da ricercarsi,
nel fatto che si tratta di un esercizio devoto sulla figura umana e
sofferente di Cristo.
Le prime forme della Via Crucis possono essere ravvisate nella processione
che si snodava nel II secolo fra i tre edifici Sacri eretti sulla cima del
Golgota e nella Via Sacra, come si desume dalle "cronache di viaggio" dei
pellegrini del V e VI secolo.
Nel Medio Evo inoltrato, l'entusiasmo sollevato dalle Crociate e la
presenza stabile dei frati Minori Francescani, che dal 1233 avevano in
custodia i Luoghi Santi di Palestina, suscitò nei pellegrini, di ritorno
dalla Terrasanta, il desiderio di riprodurre tale pratica nella propria
terra. Il terreno di questa pratica è stato preparato dalla devozione di
S.Bernardo di Chiaravalle (t 1153), S.Francesco d'Assisi (f 1226) e
S.Bonaventura da Bagnoreggio (f 1274).
Le rappresentazioni dei vari episodi dolorosi accaduti lungo il percorso,
contribuivano a coinvolgere gli spettatori con una forte carica emotiva e
rappresentò un modo di portare idealmente a Gerusalemme ciascun credente.
La Via Crucis nasce dalla fusione di tre devozioni che si diffusero, dal
XV sec.: La devozione alle "Cadute di Cristo" sotto la croce; La devozione
ai "Cammini Dolorosi di Cristo", che consiste nell'incedere processionale
da una chiesa all'altra in memoria dei percorsi di dolore compiuti da
Cristo durante la sua passione; e La devozione alle "Stazioni di Cristo",
ai momenti in cui Gesù si ferma durante il cammino verso il Calvario o
perché stremato dalla fatica, o perché, mosso dall'amore, cerca ancora di
stabilire un dialogo con gli uomini e le donne che partecipano alla sua
passione.
La Via Crucis, nella sua forma attuale e nello stesso ordine, è nata, in
Spagna, nella prima metà del XVII sec. In seguito la pratica passò dalla
penisola iberica alla Sardegna e poi nella penisola italica e uno dei più
convinti ed efficaci ideatori e propagatori della Via Crucis fu S.
Leonardo da Porto Maurizio. Fra le 572 Via Crucis da lui erette, la più
famosa fu quella insediata nel Colosseo nel 1750, per celebrare l'Anno
Santo, su richiesta di Benedetto XIV. Il Pontefice fece erigere 14 edicole
con le stazioni tradizionali e fece piantare al centro una grande croce,
meta della processione.
Abbattute le edicole e la croce, dopo il 1870, furono ricollocate nel 1926
all’interno del Colosseo, dove si trovano ancora oggi.
Nel 1964 è stata ripresa, da Paolo VI la tradizione del rito della Via
Crucis al Colosseo.
Le Stazioni, arrivata a noi (Via Crucis Tradizionale), sono segnalate da
una serie di 14 immagini, ma l’assenza di momenti significativi dei
racconti evangelici, ha portato a elaborare schemi alternativi. Nel 1991
la tradizionale Via Crucis di Giovanni Paolo II, al Colosseo, fu
articolata secondo il Vangelo (Via Crucis biblica) e da alcuni anni questo
è lo schema di tale cerimonia.
La redazione C.
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22-02-2012
Questo è
il digiuno che piace al signore.
Per voi digiunare vuol dire piegare la testa come una pianta appassita,
vestirsi di sacco e stendersi nella cenere. Pensate che sia questo il
digiuno che mi piace? Questo secondo voi si chiama digiunare, umiliarsi
davanti al Signore? Per digiuno io intendo un'altra cosa: rompere le
catene dell'ingiustizia, rimuovere ogni peso che opprime gli uomini,
rendere la libertà agli oppressi. Digiunare significa dividere il pane con
chi ha fame, aprire la casa ai poveri senza tetto, dare un vestito a chi
non ne ha, non lasciare solo il proprio simile. Allora sarà per te, popolo
mio, l'alba di un nuovo giorno.
Dal libro del Profeta Isaia.
(58,5-8).
La Quaresima
è la stagione dell'anima. Siamo tutti invitati a seguire
più da vicino Gesù orante, penitente, obbediente al progetto del Padre di
salvare il mondo attraverso la sua Pasqua di morte e di risurrezione.
Ognuno formulerà i suoi propositi, ma insieme ci diamo appuntamento per le
iniziative parrocchiali programmate:
- l'ascolto della Parola di Dio (catechesi nei Centri d'ascolto)
- la celebrazione Eucaristica e la Via Crucis
- le opere della carità fraterna
II Signore accompagni e benedica i nostri propositi.
Don Umberto, Don Carlo, Don Angelo G., Don Angelo B.
La
Quaresima
La Quaresima è il cammino di
preparazione che ogni Cristiano deve percorrere per celebrare la Pasqua e
ricorda i quaranta giorni trascorsi da Gesù nel deserto dopo il suo
Battesimo. Secondo il rito Romano, inizia con il Mercoledì delle Ceneri.
La Passione e Resurrezione del Figlio di Dio è la chiave per interpretare
tutta la storia e il vissuto dell'umanità. La spiritualità della Quaresima
è caratterizzata da un più attento e prolungato ascolto della Parola di
Dio e dall'invito insistente alla conversione e al ritorno a Dio.
La Quaresima dunque diventa il momento per un esame di coscienza
approfondito, per riconoscere le nostre colpe e la misericordia di Dio, il
nostro peccato e la sua Grazia, la nostra povertà e la sua ricchezza, la
nostra debolezza e la sua forza, le nostre tenebre e la sua luce.
.
Pratiche tipiche della Quaresima
sono:
Il digiuno ecclesiastico: anche se limitato al Mercoledì
delle ceneri e al Venerdì santo, esprime la partecipazione del corpo
nel cammino della conversione.
L'astinenza dalle carni (magro il venerdì): segno di povertà
e di una vita più essenziale.
La preghiera più intensa: periodo di più assidua e intensa
preghiera, per lasciare sempre più spazio a Dio.
La carità: tempo di più forte impegno di carità verso i fratelli.
Non c'è vera conversione a Dio senza sollecitudine verso i fratelli.
La Chiesa insegna che queste opere devono essere compiute nella
consapevolezza del loro valore di segno, in vista della conversione.
La redazione C.
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22-02-2012
Le
Ceneri
Il “Mercoledì delle Ceneri” è
caratterizzato, come dice il nome, dall’imposizione delle Ceneri sul capo
di ogni fedele formando una croce. Cospargersi il capo di Cenere è segno
di penitenza e di conversione attraverso la prova del fuoco purificatore.
Certo il fuoco che arde, racchiude il simbolo della purificazione e
costituisce un rimando alla condizione del nostro corpo formato dalla
polvere, che dopo la morte si decompone e ritorna polvere, come un
sacrificio reso al Dio della vita, in unione con la morte del suo Figlio
Unigenito. È per questo che il mercoledì delle Ceneri, ci riporta alla
Risurrezione di Gesù, che noi celebriamo rinnovati interiormente e con la
ferma speranza che i nostri corpi saranno trasformati come il suo.
Certo è solo un gesto e proprio questa sua qualità di segno, se vissuto
con convinzione nell’invocazione dello Spirito, favorisce l’evento della
conversione. Infatti, ricevendo le Ceneri, ciascuno di noi si sentirà
dire: «Convertiti, e credi al vangelo», (Mc. 1,15) eco della prima
predicazione di Cristo.
Aspetti storici
Il mercoledì delle Ceneri è, secondo il rito Romano, il primo giorno di
Quaresima.
Il nome ha origine dall’usanza di cospargere il capo dei fedeli, con le
Ceneri benedette ricavate bruciando i rami d’olivo dell’anno prima. Questa
cerimonia fu eseguita per la prima volta nel VI secolo d.C.
All’inizio il rito era riservato solo ai penitenti; successivamente fu
esteso a tutti i fedeli, per richiamare alla memoria il comune destino
mortale causato dal peccato originale.
La redazione C.
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02-02-2012
Presentazione
di Gesù al Tempio o Candelora
Quarto Mistero Gaudioso
La festa incentra la nostra
attenzione di credenti nell’umile gesto della presentazione di Gesù
Bambino al Tempio di Gerusalemme, come sottomissione alla Legge giudaica e
segno del suo inserimento nella discendenza di Abramo. Il significato va
ben oltre la storia: ammiriamo ancora l’umiltà della Vergine e la povertà
della Santa famiglia.
Quaranta giorni dopo il Natale, “Simeone, uomo giusto e timorato di Dio,…
mosso dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano
il bambino Gesù per adempiere la Legge, lo prese tra le braccia, benedisse
Dio e disse: ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo
la tua parola; perché i miei occhi han visto la tua salvezza,… e prosegue
dicendo:“Luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele”(Lc
2,25-32). Ecco perché la festa è detta anche “Festa della luce“.
La Chiesa ha tratto il motivo per celebrare la luce con la tradizionale
processione e benedizione delle candele (da cui il termine "candelora") e
trae motivo di celebrare “Cristo luce del mondo”, per ringraziare Dio del
dono della fede e per impetrare ancora la pienezza della luce come dono
dello Spirito santo.
La redazione C.
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08-01-2012
Battesimo di Gesù
1° mistero della Luce
Nell’atto battesimale cui si sottopose Gesù, c’è tutto il simbolismo della
dottrina del cristianesimo, che allacciandosi alla tradizione del Vecchio
Testamento, apre la strada della nuova concezione di “figli di Dio”,
attraverso lo Spirito Santo.
Mentre Giovanni Battista sulla sponda del fiume Giordano diceva a tutti,
“Io vi battezzo con acqua; ma viene uno che è più forte di me, che vi
battezzerà in Spirito Santo e
fuoco”……. (LC.3:16). Gesù anche se innocente da ogni
colpa, si avvicino per ricevere il Battesimo, per solidarizzare con quei
penitenti e santificare con la sua presenza l’atto che non sarà più di
sola purificazione e perdono dei peccati, ma anche di venuta in ognuno di
noi dello Spirito di Dio che rappresenta la riconciliazione
divina con il genere umano, dopo il peccato originale.
L’evangelista Matteo scrive: appena uscito dall’acqua, si aprirono i
cieli e si udì una voce dal cielo che diceva “Questo è il Figlio mio
prediletto, nel quale mi sono compiaciuto” (Mt 3, 13-17).
Nel Giordano, per la prima volta il Cielo è “aperto” e il segreto
nascosto di Dio, la Trinità, è manifestato.
Non si dica: Gesù è battezzato e in Lui viene lo Spirito, lo Spirito è già
in Lui e si manifesta nell’occasione con il simbolo della colomba. Lo
Spirito che si rivela è lo Spirito che sempre abita in Gesù dal primo
istante del suo concepimento.
La redazione C.
07-01-2007 Città del Vaticano
Il Battesimo di Gesù e la nostra
chiamata alla santità.
Benedetto XVI, ha spiegato il senso del mistero del battesimo di Gesù, un
avvenimento di cui parlano tutti gli evangelisti. giacché costituiva il
punto di partenza di cui gli Apostoli dovevano rendere testimonianza (cfr
At 1,21-22;10,37-41). La comunità apostolica lo riteneva molto importante,
non solo perché, per la prima volta nella storia, c’era stata la
manifestazione del mistero trinitario in maniera chiara e completa, ma
anche perché da quel evento aveva avuto inizio il ministero pubblico di Gesù. Il Battesimo di Gesù al Giordano è anticipazione del suo battesimo
di sangue sulla Croce.
Nel Battesimo di Cristo (canta l’odierna liturgia) il mondo è
santificato, i peccati sono perdonati; nell’acqua e nello Spirito,
diveniamo nuove creature (Antifona al Benedictus, uff. delle Lodi).
Il papa ha poi sottolineato il legame fra il “battesimo di Gesù e il
nostro battesimo”: Al Giordano – ha detto Benedetto XVI - si aprirono i
cieli (cfr Lc 3,21) a indicare che il Salvatore ci ha dischiuso la via
della salvezza e noi possiamo percorrerla grazie proprio alla nuova
nascita "da acqua e da Spirito" (Gv 3,5) che si realizza nel Battesimo.
AsiaNews
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15-12-2011
Il Presepe
L'idea di ricostruire la scena del
Natale è stata, secondo la tradizione, voluta da S. Francesco:
Inventore del presepe vivente.
Nel 1223 Francesco si era rifugiato nell'eremo di Greccio in Umbria e
chiese di preparare in una grotta la ricostruzione della notte della
Natività.
Davanti alla grotta fu celebrata una messa e Francesco, predicò e cantò.
Mentre risuonavano laudi e preghiere: «L'uomo di Dio stava davanti alla
mangiatoia, ricolmo di pietà, cosparso di lacrime e traboccante di gioia».
Erano nate così le più belle tradizioni della festa cristiana; la Messa di
mezzanotte e il Presepe vivente.
IL Natale è luce in una notte buia, gioia, speranza; ma anche emozione che
leggiamo nel volto della gente quando prepara, sceglie e osserva le
statuine, in una scenografia, dove lo sguardo si concentra su quella
famiglia, sul Bambin Gesù: è il Presepe.
È lui il segno, il protagonista delle nostre chiese e case, quello che
accomuna il mondo cristiano.
Più semplice è, meglio rispecchia il sentimento religioso, via le
sfarzosità che denotano solo vanità e contrastano con la realtà che il
presepe vuol presentare.
Voi bambini, incominciate presto a pensare al vostro presepe, poiché
siete soprattutto voi gli artefici di questa opera e voi genitori,
aiutateli nella costruzione del presepe, sopportando anche le esuberanze
dei vostri figli in questo.
Tante sono le cose che mutano col passar del tempo, ma il bisogno di pace
e amore che ci trasmette il presepe, non conosce tramonto.
La redazione C.
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08-12-2011
Immacolata Concezione
di Maria
La festa dell’Immacolata
s’inserisce nel contesto liturgico dell’Avvento-Natale, periodo
particolarmente adatto al culto della Madre di Gesù.
Maria che succede a Eva nella promessa fatta ai nostri progenitori, “Io
porrò inimicizia tra te e la donna……questa ti schiaccerà la testa” (Gen.3,15)
è la Vergine che concepirà e partorirà un figlio il cui nome sarà
Emmanuele. (Isaia 7,14)
Con questa solennità si vuole indicare quel particolare privilegio in
virtù del quale la Madonna fu sin dal primo istante di vita preservata
immune da ogni macchia della colpa originale, non come frutto della sua
fede, ma come dono gratuito di Dio, come solennemente definito da papa Pio
IX.
Spesso parlando dell’Immacolata Concezione ci si sofferma esclusivamente
sull’assenza del peccato originale mentre è anche molto importante
evidenziare l’aspetto della “Pienezza di grazia e benedetta tra le donne”
(come recitiamo nell’Ave Maria).
In virtù del suo immacolato concepimento, Maria è l’unica creatura che ha
vissuto davvero in pienezza la propria esistenza secondo il piano di Dio,
l’unica che ha sempre amato Dio profondamente e in modo pieno sopra ogni
cosa.
Aspetti storici:
La storia della devozione per Maria Immacolata risale ai primi secoli del
Cristianesimo: difatti già gli antichi Padri della chiesa d’oriente,
avevano avuto espressioni che la ponevano al di sopra del peccato
originale chiamandola Intemerata, più pura degli Angeli, giglio purissimo,
germe non avvelenato.
Nel 1830 la Vergine apparve, a Parigi, a S. Caterina Labouré, la quale
diffuse poi una "medaglia miracolosa" con l'immagine dell'Immacolata che
suscitò un'intensa devozione tanto che i Vescovi chiesero a Roma la
definizione di quel dogma.
L’Immacolata Concezione di Maria proclamato ufficialmente dogma della
Chiesa Cattolica, l’8 dicembre 1854 da Papa Pio IX (Mess.Rom.), non
introduce alcuna novità; Papa Pio IX ha solo “certificato e
ufficializzato” una realtà già ampiamente affermata. Anche se nella
devozione Cattolica, la solennità dell’Immacolata è principalmente
collegata con le apparizioni di Lourdes del 1858.
La redazione C.
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27-11-2011
L'Avvento
Nei riti cristiani occidentali l'Avvento segna l'inizio del nuovo anno
liturgico e termina con la Solennità di Cristo Re.
L'Avvento è un periodo di quattro settimane, contraddistinto da un
atteggiamento d'attesa e di preparazione per l'accoglienza del Messia,
di cui si rivive spiritualmente la nascita.
Tempo di attesa e speranza, ma anche tempo di ascolto attivo e di riflessione
interiore, di rinnovamento spirituale, di impegno personale per il Regno
di giustizia e di pace che il Figlio di Dio è venuto a portare nel
nostro mondo.
Tempo in cui il desiderio di Dio si rianima e diventa capace di dare un
nuovo orientamento al nostro agire quotidiano.
L’Avvento, come la primavera per la natura, colora di nuovo la
vita. È un tempo opportuno per rileggere la nostra storia e intravedere
“nuovi germogli”, sentire nostalgia di qualcosa che possa togliere
pesantezza alla nostra esistenza.
L'origine del tempo di Avvento viene individuata tra il IV e il VI
secolo.
La prima celebrazione del Natale a Roma a cui ci porta l’Avvento, risale
all’anno 336, ma solo nel VI secolo si è creato un tempo di
preparazione, di riflessione e di penitenza che assumerà più avanti un
vero e proprio carattere liturgico.
L'Avvento (dal latino adventus=venuta) è un periodo ricalcato sul
modello di preparazione alla Pasqua.
-La prima parte di esso è orientata all'annunciazione della venuta
gloriosa di Cristo.
-la seconda parte (a partire dal 17 dicembre) è concentrata sulla
nascita del figlio di Dio e sull'incarnazione del Verbo.
Così la Chiesa celebra oggi una duplice venuta del Signore: la sua
venuta tra gli uomini e la sua venuta alla fine dei tempi.
Se durante questo periodo non si recita il Gloria, ma si dice il Credo,
ciò succede per una ragione differente rispetto al periodo penitenziale
pasquale: il canto degli angeli sopra l’accampamento dei pastori "Gloria
a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama" (Lc
2,14) deve risuonare a Natale ancora una volta come un nuovo messaggio.
Durante l’Avvento la Chiesa è poco addobbata con fiori e paramenti e il
colore liturgico è il viola.
Sul presbiterio ci sarà una corona “ Corona dell'Avvento” decorata
con candele che scandiscono le settimane che mancano alla nascita
di Cristo e verranno accese una alla volta per ogni domenica di Avvento.
La redazione C.