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ATTIVITA'
 
 
 
                 
   
 
 

 

CATECHESI PER ADULTI 

 

 

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DA LUNEDI' 28 NOVEMBRE LE S. MESSE FERIALI VENGONO CELEBRATE IN SACRESTIA.

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Padre Piamarta entro il 2012 sarò proclamato Santo
Benedetto XVI, ha approvato i decreti riguardanti i processi di canonizzazione di sei nuovi santi, tra i quali anche il sacerdote bresciano Giovanni Battista Piamarta (1841-1913) e nei prossimi mesi comunicherà la data della proclamazione.
Il Papa ha approvato il miracolo attribuito all’intercessione del beato Giovanni Battista Piamarta nel febbraio del 1988 (La miracolosa guarigione di un bambino bresciano undicenne  Bruno Cocchetti).

Fondatore della “Sacra Famiglia di Nazareth” e dell’istituto Artigianelli dove riposa, dal 1926, la sua salma.
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5 febbraio 2012

Messaggio del Consiglio Episcopale Permanente per la 34° Giornata Nazionale per la vita

“Giovani aperti alla vita”
La vera giovinezza risiede e fiorisce in chi non si chiude alla vita. Essa è testimoniata da chi non rifiuta il suo dono – a volte misterioso e delicato – e da chi si dispone a esserne servitore e non padrone in se stesso e negli altri. Del resto, nel Vangelo, Cristo stesso si presenta come “servo” (cfr Lc 22,27), secondo la profezia dell’Antico Testamento. Chi vuol farsi padrone della vita, invecchia il mondo.
Educare i giovani a cercare la vera giovinezza, a compierne i desideri, i sogni, le esigenze in modo profondo, è una sfida oggi centrale. Se non si educano i giovani al senso e dunque al rispetto e alla valorizzazione della vita, si finisce per impoverire l’esistenza di tutti, si espone alla deriva la convivenza sociale e si facilita l’emarginazione di chi fa più fatica. L’aborto e l’eutanasia sono le conseguenze estreme e tremende di una mentalità che, svilendo la vita, finisce per farli apparire come il male minore: in realtà, la vita è un bene non negoziabile, perché qualsiasi compromesso apre la strada alla prevaricazione su chi è debole e indifeso.
In questi anni non solo gli indici demografici ma anche ripetute drammatiche notizie sul rifiuto di vivere da parte di tanti ragazzi hanno angustiato l’animo di quanti provano rispetto e ammirazione per il dono dell’esistenza.
Sono molte le situazioni e i problemi sociali a causa dei quali questo dono è vilipeso, avvilito, caricato di fardelli spesso duri da sopportare. Educare i giovani alla vita significa offrire esempi, testimonianze e cultura che diano sostegno al desiderio di impegno che in tanti di loro si accende appena trovano adulti disposti a condividerlo.
Per educare i giovani alla vita occorrono adulti contenti del dono dell’esistenza, nei quali non prevalga il cinismo, il calcolo o la ricerca del potere, della carriera o del divertimento fine a se stesso.
I giovani di oggi sono spesso in balia di strumenti – creati e manovrati da adulti e fonte di lauti guadagni – che tendono a soffocare l’impegno nella realtà e la dedizione all’esistenza. Eppure quegli stessi strumenti possono essere usati proficuamente per testimoniare una cultura della vita.
Molti giovani, in ogni genere di situazione umana e sociale, non aspettano altro che un adulto carico di simpatia per la vita che proponga loro senza facili moralismi e senza ipocrisie una strada per sperimentare l’affascinante avventura della vita.
È una chiamata che la Chiesa sente da sempre e da cui oggi si lascia con forza interpellare e guidare. Per questo, la rilancia a tutti – adulti, istituzioni e corpi sociali –, perché chi ama la vita avverta la propria responsabilità verso il futuro. Molte e ammirevoli sono le iniziative in difesa della vita, promosse da singoli, associazioni e movimenti. È un servizio spesso silenzioso e discreto, che però può ottenere risultati prodigiosi. È un esempio dell’Italia migliore, pronta ad aiutare chiunque versa in difficoltà.
Gli anni recenti, segnati dalla crisi economica, hanno evidenziato come sia illusoria e fragile l’idea di un progresso illimitato e a basso costo, specialmente nei campi in cui entra più in gioco il valore della persona. Ci sono curve della storia che incutono in tutti, ma soprattutto nei più giovani, un senso di inquietudine e di smarrimento. Chi ama la vita non nega le difficoltà: si impegna, piuttosto, a educare i giovani a scoprire che cosa rende più aperti al manifestarsi del suo senso, a quella trascendenza a cui tutti anelano, magari a tentoni. Nasce così un atteggiamento di servizio e di dedizione alla vita degli altri che non può non commuovere e stimolare anche gli adulti.
La vera giovinezza si misura nella accoglienza al dono della vita, in qualunque modo essa si presenti con il sigillo misterioso di Dio.

Roma, 4 novembre 2011
Memoria di San Carlo Borromeo
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15-01-2012     98a Giornata mondiale dei Migranti e rifugiati
Quest'anno il tema della Giornata mondiale, per i migranti è: Migrazioni e nuova evangelizzazione.
Seguendo il magistero del Papa Benedetto XVI, soprattutto nell'enciclica Caritas in veritate (n. 63), è importante costruire occasioni e percorsi d'incontro, di conoscenza, di relazione e di accoglienza, per ridisegnare il volto delle nostre città e comunità senza escludere nessuno.
L’'IMMIGRAZIONE sta cambiando i luoghi abituali della nostra vita. Spesso, anche nelle nostre comunità. L'atteggiamento più frequente è quello della paura, della diffidenza, unita talvolta anche all'indifferenza: atteggiamenti che tengono distanti le persone e non aiutano ad una vera conoscenza.
Cercheremo di prepararci al prossimo Sinodo dei Vescovi sulla nuova evangelizzazione in Europa, scoprendo: il valore aggiunto di fedeli e comunità d’immigrati cattolici, per valorizzare la loro storia di fede, spesso carica di sofferenze; il desiderio di comunione e di unità di tanti fedeli cristiani ortodossi; la ricerca di Dio di tanti immigrati che provengono da Paesi che hanno vissuto l'ateismo di Stato.

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1 gennaio 2012

Giornata Mondiale della Pace
Il Santo Padre Benedetto XVI ha scelto il seguente tema per la celebrazione della 45ª Giornata Mondiale della Pace del prossimo 1° gennaio
2012: «EDUCARE I GIOVANI ALLA GIUSTIZIA E ALLA PACE».
Il tema entra nel vivo di una questione urgente nel mondo di oggi: ascoltare e valorizzare le nuove generazioni nella realizzazione del bene comune e nell’affermazione di un ordine sociale giusto e pacifico dove possano essere pienamente espressi e realizzati i diritti e le libertà fondamentali dell’uomo.
Risulta quindi un dovere delle presenti generazioni quello di porre le future nelle condizioni di esprimere in maniera libera e responsabile l’urgenza per un «mondo nuovo». La Chiesa accoglie i giovani e le loro istanze come il segno di una sempre promettente primavera ed indica loro Gesù
come modello di amore che rende «nuove tutte le cose» (Ap 21,5).
I responsabili della cosa pubblica sono chiamati ad operare affinché istituzioni, leggi e ambienti di vita siano pervasi da umanesimo trascendente che offra alle nuove generazioni opportunità di piena realizzazione e lavoro per costruire la civiltà dell’amore fraterno coerente alle più profonde
esigenze di verità, di libertà, di amore e di giustizia dell’uomo. Di qui, allora, la dimensione profetica del tema scelto dal Santo Padre, che si inserisce nel solco della «pedagogia della pace» tracciato da Giovanni.
Paolo II nel 1985 («La pace ed i giovani camminano insieme»), nel 1979 («Per giungere alla pace, educare alla pace») e nel 2004 («Un impegno sempre attuale: educare alla pace»).
I giovani dovranno essere operatori di giustizia e di pace in un mondo complesso e globalizzato. Ciò rende necessaria una nuova «alleanza pedagogica » di tutti i soggetti responsabili. Il tema preannuncia una preziosa tappa del Magistero proposto da Benedetto XVI nei Messaggi per la celebrazione della Giornata Mondiale della Pace, iniziato nel segno della verità (2006: «Nella verità la pace»), proseguito con le riflessioni sulla dignità dell’uomo (2007: «Persona umana, cuore della pace»), sulla famiglia umana (2008: «Famiglia umana, comunità di pace»), sulla povertà (2009: «Combattete la povertà, costruire la pace»), sulla custodia del creato (2010: «Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato») e sulla libertà religiosa (2011: «Libertà religiosa, via per la pace»), e che ora si rivolge alle menti e ai cuori pulsanti dei giovani: «Educare i giovani alla giustizia e alla pace».

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Da "Lettere e conferenze spirituali di San Vincenzo de Paoli"
II servizio ai poveri deve essere preferito a tutto.
Non ci devono essere ritardi.
Se nell'ora delle orazioni avete da portare una medicina o un
soccorso a un povero, andatevi tranquillamente.
Offrite a Dio la Vs. azione, mettendovi l'intenzione dell'orazione.
Non dovete preoccuparvi e credere di aver mancato, se per il
servizio dei poveri avete lasciato l'orazione.
Non è lasciare Dio, quando si lascia Dio per Iddio, ossia
un'opera di Dio per farne un'altra.
Se lasciate l'orazione per assistere un povero, sappiate che questo
è servire Dio.
La carità è superiore a tutte le regole, e tutto deve riferirsi ad essa.
E una grande signora: bisogna fare ciò che comanda.

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Il prossimo 23 ottobre 2011 in Piazza S.Pietro a Roma Papa Benedetto XVI proclamerà santi della Chiesa Cattolica:
Guido Maria Conforti, fondatore dei Missionari Saveriani.
Luigi Guanella, fondatore dei Servi della Carità e delle Figlie di Santa Maria della Provvidenza.
Bonifacia Rodriguez de Castro, fondatrice delle Serve di San Giuseppe.

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Giovanni Paolo II sarà beatificato in vaticano il 1° maggio 2011

Lo ha annunciato il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, dopo che il suo successore Benedetto XVI ha firmato il decreto che riconosce il miracolo attribuito a Karol Wojtyla.
Il pontefice polacco sarà elevato agli onori degli altari dunque ad appena sei anni dalla morte, avvenuta il 2 aprile del 2005. dopo un pontificato di quasi 27 anni che ha segnato la storia ecclesiale e non solo del Novecento.
Il portavoce vaticano ha anche spiegato che la bara di Giovanni Paolo II sarà traslata dalle Grotte Vaticane alla superiore Basilica di San Pietro senza esumazione, cioè chiusa.

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14-04-2011

"Ecco faccio una cosa nuova, nel deserto una strada aprirò" (Dal profeta Isaia)

È in fermento la Chiesa bresciana. Per ora è il tempo dello studio, della riflessione, della preparazione, ma scelte importanti ed inderogabili si segnalano all'orizzonte e ovviamente finiranno per coinvolgere anche la nostra comunità.
I nostro vescovo ha pubblicato una coraggiosa e bellissima lettera pastorale "Stranieri, ospiti, concittadini" derivata incidentalmente da un fatto locale (l'occupazione di una gru da parte di alcuni migranti stranieri), si è aperta ad una riflessione più ampia e complessa, su che cosa vuoi dire, per le comunità della Chiesa bresciana, accogliere e dialogare pastoralmente con gli stranieri (molti di questi sono fratelli di fede o condividono con noi il battesimo!) ed è diventata segno profetico alla luce dei recenti accadimenti che hanno coinvolto il nord-Africa. La nostra comunità ha cercato di riflettere, domenica 20/3 u.s., ma è evidente, che al di là della conoscenza del testo, di grande spessore biblico, culturale e civico, rimarrà in concreto il lavoro per concretizzare quei principi.

Non è finita. Un altro tema si profila all'orizzonte. Nel maggio 2012, la Chiesa bresciana celebrerà un sinodo sulle unità pastorali parrocchiali, viste da qualcuno come scelta dovuta alla scarsità di clero (specie giovane). Ciò è in parte vero, ma dobbiamo cogliere anche come pedagogico l'insegnamento del Signore a lavorare insieme: sacerdoti, religiosi/e, laici, con maggiore alacrità, rispetto dei carismi a delle diverse vocazioni, auspicando una maggiore fiducia reciproca e corresponsabilità, valorizzando le risorse comuni, crescendo nello spirito di comunione, economizzando le risorse anche materiali.
L'unità pastorale che si profila per noi ci coinvolgerebbe con le Parrocchie di San Barnaba e della Pavoniana. Torneremo sull'argomento, ma fin da ora occorre pregare, riflettere e porre in atto gesti concreti di comunione ecclesiale, perché la cosa non arrivi poi improvvisamente "dall'alto", per decreto, ma pur nel rispetto delle autonomie e delle tradizioni che non verranno annullate, sia frutto di un cammino condiviso e maturato per essere 'Tutti una cosa sola". A ciò ha anche alluso il Vescovo, che il 16-17 e 31 marzo u.s., ha incontrato i sacerdoti della nostra zona pastorale, chiedendo maggior impegno e collaborazione reciproca, in spirito di fraternità sacerdotale ed ecclesiale. Un primo parziale ma significativo banco di prova potrà essere la missione per i giovani della nostra zona, dal 15 al 25 settembre p.v.: speriamo che dia stimoli nuovi a tutta la comunità e all'intera zona pastorale. Lasciamo soffiare lo Spirito del Risorto e facciamo in modo che guidi il nostro cammino.
Il vostro parroco Don Umberto Dell'Aversana

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30-03-2011

A proposito di migranti: un commento alla lettera del Vescovo
In un contesto in cui i termini quali "epocale" e "storico" si sprecano in una gara fra le gazzette locali e nazionali a chi spara fanfaronate sempre più grosse, bene ha fatto il vescovo a richiamare i cristiani della sua diocesi agli impegni ecclesiali e civili riguardo al tema dell'immigrazione che è destinato a durare nel tempo, con conseguenze tutta da verificare e difficili da prevedere.
Il suo pensiero parte da un dato di realtà molto semplice e immediato: la presenza degli stranieri c'è e c'è sempre stata. Anzi, fa dell'Esodo di Israele una chiave interpretativa valida per tutti i fenomeni del genere: Israele fu liberato da una politica oppressiva che mirava al genocidio ed entrò in una terra già abitata con tutti i drammi che questo comportava. La storia si è ripetuta nei secoli e si ripete anche oggi: si fugge da realtà di disperazione e si cerca do vivere una speranza. Considerato questo "Vale la pena prendere atto della situazione per imparare a controllarla e dirigerla al meglio: come?" (Par. 1).
Il vescovo da delle indicazioni ben precise alle comunità parrocchiali su come accogliere migranti cattolici, migranti cristiani non cattolici e migranti di altre religioni. Nel paragrafo 5 affronta, entrando nel merito, la responsabilità politica dei cristiani verso questo fenomeno in quanto cittadini.
La posizione del vescovo si può riassumere così: realismo aperto alla giustizia.
Rifiutato infatti ogni massimalismo ideologico, il "tutti dentro" o il "tutti fuori", entrambi insostenibili, ma che sono il retroterra abbastanza leggibile in controluce di molti discorsi che si arrampicano letteralmente sugli specchi per non ammetter il pregiudizio ideologico, il vescovo fa questa affermazione, che dovrebbe essere di viatico per ogni cristiano nel l'avventurarsi in questo campo: "Bisogna piuttosto imparare a riflettere sui dati concreti e sulle motivazioni reali: su questi il confronto può essere fecondo e può condurre a giudizi più intelligenti, decisioni più sagge" (Par.5). Che è quanto dire: il relativismo si supera con il riconoscimento dell'altro e con lo sforzo di studio della realtà. Inutile dire che è più comodo partire dal presupposto "io so tutto" salvo dare in escandescenze quando qualcuno ha il coraggio di farcelo notare. Fatta questa professione di realismo il vescovo da alcune indicazioni di giustizia alle quali il cristiano ha il dovere di attenersi: "La prima è che chi lavora presso di noi e contribuisce in questo modo al nostro benessere ha il diritto di vedere riconosciuta la propria attività e di essere messo in regola". Vi è un corollario importante: l'Italia non può rifiutare a queste persone il riconoscimento giuridico e la garanzia di quei servizi che noi abbiamo unito al lavoro: "sanità e scuola". L'invito in altre parole è ad una piena uguaglianza tra cittadino italiano e lavoratore italiano sul piano delle legislazione italiana. Conseguente-mente a questo invita a rivedere la norma che toglie il premesso di lavoro a chi perde il lavoro. Ne smaschera la logica egoistica che sta alla base della norma stessa: "Ti tengo quando mi servi, quando non mi servi più ti caccio" chiosando con il pericolo che tale ragionamento sottintende: "Un meccanismo di questo genere è non solo giusto in sé, ma giustifica nel sentire comune un modo di ragionare egoista e perciò egoista [...] una volta ammesso per gli immigrati tende necessariamente a diffondersi in tutte le direzioni e contribuisce ad avvelenare il tessuto sociale italiano". Le tossine dell'egoismo corrodono il corpo sociale, disgregandolo: è quanto ahinoi, si avverte in questa Italia di inizio millennio!
Il terzo problema su cui invita ad interrogarsi è quello dei bambini nati in Italia da genitori stranieri: essi sono da punto di vista culturale italiani perché" parlano la nostra lingua, frequentano le nostre scuole e vivono i rapporti di amicizia e di dialogo con i ragazzi italiani; godono e soffrono le nostre ricchezze e povertà. Al vescovo appare illogico, e la giustizia è sempre illogica, ma la logica non si compra al mercato, ricacciarli in una terra di nessuno, stranieri alla patria di origine, perché non la conoscono, e alla patria di adozione perché questa li rifiuta. Il vescovo li definisce "Una delle ricchezze che possono aiutarci a superare l'handicap del declino demografico ponendo, senza nominarlo, il problema della cittadinanza a pieno titolo.
Il quarto rilievo tocca il ricongiungimento familiare. Un lavoratore immigrato è per l'Italia un guadagno significativo perché non ha speso nulla per formarlo, quello che lo stato potrebbe spender e per la sua famiglia e suoi figli "è, in certo senso, il pagamento di un debito". È un discorso ardito ma consequenziale: chi si professa cri-stiano è invitato a rifletterci lasciandosi illuminare dalla virtù della giustizia. L'ultimo problema posto è quello di "evitare ed impedire qualsiasi forma di discriminazione" indicando con questo i comportamenti vessatori e le lunghezze burocratiche per sfiancare le persone. La parola del vescovo è alta e chiara: "Non è lecito ad un cristiano approfittare della condizione di debolezza dell' immigrato per imporre contratti non equi (penso naturalmente ai contratti di affitto e di lavoro)". Ancora una volta fa emergere le conseguenze nefaste di questi atteggiamenti sul piano sociale: "è un veleno sottile che si insinua nella coscienza delle persone e distrugge la loro sensibilità umana" perché "quando so anche se esternamente lo nego, di avere umiliato deliberatamente una persona, perdo la stima di me stesso, del mio valore di persona e questo produce in me sicurezza e senso di privazione".
La conclusione è lapidaria: "l'ingiustizia priva chi la commette della nobiltà che gli appartiene come ogni persona umana". Qui il vescovo descrive il dramma che ogni peccato porta con sé: la vergogna e la conseguente menzogna per negare se stessi, aprendo le porte ad una doppiezza che uccide e fa disperare. Ma il peccato del singolo inquina la società e lentamente la fa morire, vittima di un' infezione mortale, perché tale è l'ingiustizia. Aprire gli occhi, avere il coraggio delle scelte alte alle quali il vescovo ci invita diventa allora una terapia per scuotere e vincere il male oscuro che corrompe la società del nostro tempo. Il negarlo è rendersi complici ed avviarsi verso un destino ineluttabile quale i profeti ci ricordano con le loro parole ammonitrici di un Israele idolatra e prossimo alla rovina".

Paolo Bonzio

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24-03-2011

Giornata in ricordo dei missionari martiri

Secondo i dati forniti dall’Agenzia Fides nel 2010 sono stati 23 gli “operatori pastorali” uccisi nel mondo nel corso della loro attività missionaria. Di questi, 14 sono originari dell’America, 5 dell’Asia, 2 dell’Africa e 2 dell’Europa. L’unico italiano è mons. Luigi Padovese, frate cappuccino milanese, vicario apostolico dell’Anatolia ucciso a Iskenderun il 3 giugno scorso.

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Febbraio 2011

L'educazione

Una solidarietà più ampia a livello internazionale si esprime innanzitutto nel continuare a promuovere, anche in condizioni di crisi economica, un maggiore accesso all’educazione, la quale, d’altro canto, è condizione essenziale per l’efficacia della stessa cooperazione internazionale.
Con il termine «educazione» non ci si riferisce solo all’istruzione o alla formazione al lavoro, entrambe cause importanti di sviluppo, ma alla formazione completa della persona.
A questo proposito va sottolineato un aspetto problematico: per educare bisogna sapere chi è la persona umana, conoscerne la natura. L’affermarsi di una visione relativistica di tale natura pone seri problemi all’educazione, soprattutto all’educazione morale, pregiudicandone l’estensione a livello universale.
Cedendo ad un simile relativismo, si diventa tutti più poveri, con conseguenze negative anche sull’efficacia dell’aiuto alle popolazioni più bisognose, le quali non hanno solo necessità di mezzi economici o tecnici, ma anche di vie e di mezzi pedagogici che assecondino le persone nella loro piena realizzazione umana.
Benedetto XVI, «Caritas in veritate»

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02-04-2010
 “Andate e annunciate a tutti…”

Questo l’invito rivolto da Gesù ai suoi discepoli.
I cambiamenti avvenuti nel tempo hanno coinvolto anche gli ambienti parrocchiali.
La stampa, la radio e la TV, hanno continuato a moltiplicare ed a potenziare quell’eco.
Oggi la sua Parola risuona anche nel WEB e si ripete sempre più con questo nuovo mezzo di comunicazione che ormai è penetrato in tutte le nostre case.
Anche la Parrocchia di Cristo Re è felice di presentarvi il nuovo sito internet con il quale comunicare.
E' un sito utile per conoscere le attività parrocchiali, gli avvenimenti e per approfondire la propria fede cattolica.
Un appello
Certamente ci sono persone che hanno tempo da dedicare all’oratorio: magari non si propongono perché pensano che non ce ne sia bisogno, ma se pensi di avere qualcosa di interessante da dire: immagini, reportage, rubriche, ....ecc. non esitare a contattarci.
Grazie di cuore a tutti coloro che generosamente vorranno unirsi.

La redazione C.

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CENTRI D'ASCOLTO AVVENTO 2011

 

Alle ore 20,45
                  Martedì 22-29 novembre
                  Martedì 6-13 dicembre

 

 

1

FAMIGLIA STOLFINI

 

VIA ALTIPIANO D’ASIAGO 30

QUARTO PIANO

PATRIZIA

SITTA BROGNOLI

2

FAMIGLIA

GHE’ - CANTONI

VIA TOSONI 13

SECONDO PIANO

MIMMA URBINATI

3

FAMIGLIA GILIBERTI

VIA DAMIANO CHIESA 22

PRIMO PIANO

MARTEDI’

ORE16,00

GLORIA

TROMBINI

4

FAMIGLIA SIMONCELLI-RODELLA

VIA TRENTO 85

PIANO TERRA

CARLA GIRARDI

5

FAMIGLIA CAPRIOLI

VIA TRENTO 22

PIANO TERRA

ERNESTO CAPRIOLI

6

FAMIGLIA VERZELETTI

VIA BAGNI 16

PIANO TERRA

SR. ALBERTINA

 

7

FAMIGLIA MAIOLINO

VIA MARCONI 45

QUARTO PIANO

SR. ADELINA

 

8

SALONE ACLI

VIA TRENTO 62

SALONE

PIANO TERRA

DON CARLO

9

FAMIGLIA MAGGI

VIA ROCCA D’ANFO 25

PRIMO PIANO

PAOLO BONZIO

10

FAMIGLIA ZANACCHI

VIA S. DONINO 7

PIANO TERRA  

 

PALINI RICCARDO

11

FAMIGLIA BERTELLI

VIA SABOTINO 33

PIANO TERRA  

 

MARIATERESA TOSI

 

 

 

MAGGIO 2011

Maggio è il mese di Maria; ella ci attende ogni giorno ai piedi del Suo Altare.


Date delle funzioni mariane 2011
nei vari rioni del quartiere.
 
MARTEDÌ 3 MAGGIO - ORE 17,00
GIARDINI CASE POPOLARI - VIA F. FILZI
 
GIOVEDÌ 5 MAGGIO - ORE 20,45
SEDE ACLI - VIA TRENTO 62
 
MARTEDÌ 10 MAGGIO - ORE 20 ,45
INTERNO VIA SERRA 13
 
GIOVEDÌ 12 MAGGIO - ORE 20,45
CORTILE VIA TRENTO 85 (Fam. Simoncelli)
 
MARTEDÌ 17 MAGGIO - ORE 20,45
CORTILE VIA BAGNI 20 (Fam. Roncaglia)
 
GIOVEDÌ 19 MAGGIO - ORE 20,45
SUORE DOROTEE (ingresso dal parcheggio di via Serra)
 

MARTEDÌ 24 MAGGIO - ORE 20,45
CORTILE VIA OBERDAN 6/B (Fam. Sacchini)
 
GIOVEDÌ 26 MAGGIO - ORE 20,45

CORTILE VIA BAGNI 16 (Fam. Verzeletti)

 

MARTEDÌ 31 MAGGIO - ORE 20,45
S. ROSARIO - S. MESSA NELLA CHIESA PARROCCHIALE 
 
N.B. - IN CASO DI PIOGGIA IL SANTO ROSARIO SI TERRÀ NELLA CHIESA PARROCCHIALE.