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DA LUNEDI' 28 NOVEMBRE LE S. MESSE
FERIALI VENGONO CELEBRATE IN SACRESTIA.
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Padre Piamarta entro il 2012 sarò
proclamato Santo
Benedetto XVI, ha approvato i decreti riguardanti i
processi di canonizzazione di sei nuovi santi, tra i quali anche il
sacerdote bresciano Giovanni Battista Piamarta (1841-1913) e nei prossimi
mesi comunicherà la data della proclamazione.
Il Papa ha approvato il miracolo attribuito all’intercessione del beato
Giovanni Battista Piamarta nel febbraio del 1988 (La miracolosa guarigione
di un bambino bresciano undicenne Bruno Cocchetti).
Fondatore della “Sacra Famiglia di Nazareth” e
dell’istituto Artigianelli dove riposa, dal 1926, la sua salma.
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5 febbraio 2012
Messaggio del Consiglio Episcopale
Permanente per la 34° Giornata Nazionale per la vita
“Giovani aperti alla vita”
La vera giovinezza risiede e fiorisce in chi non si chiude alla vita. Essa
è testimoniata da chi non rifiuta il suo dono – a volte misterioso e
delicato – e da chi si dispone a esserne servitore e non padrone in se
stesso e negli altri. Del resto, nel Vangelo, Cristo stesso si presenta
come “servo” (cfr Lc 22,27), secondo la profezia dell’Antico Testamento.
Chi vuol farsi padrone della vita, invecchia il mondo.
Educare i giovani a cercare la vera giovinezza, a compierne i desideri, i
sogni, le esigenze in modo profondo, è una sfida oggi centrale. Se non si
educano i giovani al senso e dunque al rispetto e alla valorizzazione
della vita, si finisce per impoverire l’esistenza di tutti, si espone alla
deriva la convivenza sociale e si facilita l’emarginazione di chi fa più
fatica. L’aborto e l’eutanasia sono le conseguenze estreme e tremende di
una mentalità che, svilendo la vita, finisce per farli apparire come il
male minore: in realtà, la vita è un bene non negoziabile, perché
qualsiasi compromesso apre la strada alla prevaricazione su chi è debole e
indifeso.
In questi anni non solo gli indici demografici ma anche ripetute
drammatiche notizie sul rifiuto di vivere da parte di tanti ragazzi hanno
angustiato l’animo di quanti provano rispetto e ammirazione per il dono
dell’esistenza.
Sono molte le situazioni e i problemi sociali a causa dei quali questo
dono è vilipeso, avvilito, caricato di fardelli spesso duri da sopportare.
Educare i giovani alla vita significa offrire esempi, testimonianze e
cultura che diano sostegno al desiderio di impegno che in tanti di loro si
accende appena trovano adulti disposti a condividerlo.
Per educare i giovani alla vita occorrono adulti contenti del dono
dell’esistenza, nei quali non prevalga il cinismo, il calcolo o la ricerca
del potere, della carriera o del divertimento fine a se stesso.
I giovani di oggi sono spesso in balia di strumenti – creati e manovrati
da adulti e fonte di lauti guadagni – che tendono a soffocare l’impegno
nella realtà e la dedizione all’esistenza. Eppure quegli stessi strumenti
possono essere usati proficuamente per testimoniare una cultura della
vita.
Molti giovani, in ogni genere di situazione umana e sociale, non aspettano
altro che un adulto carico di simpatia per la vita che proponga loro senza
facili moralismi e senza ipocrisie una strada per sperimentare
l’affascinante avventura della vita.
È una chiamata che la Chiesa sente da sempre e da cui oggi si lascia con
forza interpellare e guidare. Per questo, la rilancia a tutti – adulti,
istituzioni e corpi sociali –, perché chi ama la vita avverta la propria
responsabilità verso il futuro. Molte e ammirevoli sono le iniziative in
difesa della vita, promosse da singoli, associazioni e movimenti. È un
servizio spesso silenzioso e discreto, che però può ottenere risultati
prodigiosi. È un esempio dell’Italia migliore, pronta ad aiutare chiunque
versa in difficoltà.
Gli anni recenti, segnati dalla crisi economica, hanno evidenziato come
sia illusoria e fragile l’idea di un progresso illimitato e a basso costo,
specialmente nei campi in cui entra più in gioco il valore della persona.
Ci sono curve della storia che incutono in tutti, ma soprattutto nei più
giovani, un senso di inquietudine e di smarrimento. Chi ama la vita non
nega le difficoltà: si impegna, piuttosto, a educare i giovani a scoprire
che cosa rende più aperti al manifestarsi del suo senso, a quella
trascendenza a cui tutti anelano, magari a tentoni. Nasce così un
atteggiamento di servizio e di dedizione alla vita degli altri che non può
non commuovere e stimolare anche gli adulti.
La vera giovinezza si misura nella accoglienza al dono della vita, in
qualunque modo essa si presenti con il sigillo misterioso di Dio.
Roma, 4 novembre 2011
Memoria di San Carlo Borromeo
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15-01-2012 98a Giornata mondiale
dei Migranti e
rifugiati
Quest'anno il tema della Giornata
mondiale, per i migranti è: Migrazioni e nuova evangelizzazione.
Seguendo il magistero del Papa Benedetto XVI, soprattutto nell'enciclica
Caritas in veritate (n. 63), è importante costruire occasioni e percorsi
d'incontro, di conoscenza, di relazione e di accoglienza, per ridisegnare
il volto delle nostre città e comunità senza escludere nessuno.
L’'IMMIGRAZIONE sta cambiando i luoghi abituali della nostra vita. Spesso,
anche nelle nostre comunità. L'atteggiamento più frequente è quello della
paura, della diffidenza, unita talvolta anche all'indifferenza:
atteggiamenti che tengono distanti le persone e non aiutano ad una vera
conoscenza.
Cercheremo di prepararci al prossimo Sinodo dei Vescovi sulla nuova
evangelizzazione in Europa, scoprendo: il valore aggiunto di fedeli e
comunità d’immigrati cattolici, per valorizzare la loro storia di fede,
spesso carica di sofferenze; il desiderio di comunione e di unità di tanti
fedeli cristiani ortodossi; la ricerca di Dio di tanti immigrati che
provengono da Paesi che hanno vissuto l'ateismo di Stato.
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1 gennaio 2012
Giornata Mondiale della Pace
Il Santo Padre Benedetto XVI ha
scelto il seguente tema per la celebrazione della 45ª Giornata Mondiale
della Pace del prossimo 1° gennaio
2012: «EDUCARE I GIOVANI ALLA GIUSTIZIA E ALLA PACE».
Il tema entra nel vivo di una questione urgente nel mondo di oggi:
ascoltare e valorizzare le nuove generazioni nella realizzazione del bene
comune e nell’affermazione di un ordine sociale giusto e pacifico dove
possano essere pienamente espressi e realizzati i diritti e le libertà
fondamentali dell’uomo.
Risulta quindi un dovere delle presenti generazioni quello di porre le
future nelle condizioni di esprimere in maniera libera e responsabile
l’urgenza per un «mondo nuovo». La Chiesa accoglie i giovani e le loro
istanze come il segno di una sempre promettente primavera ed indica loro
Gesù
come modello di amore che rende «nuove tutte le cose» (Ap 21,5).
I responsabili della cosa pubblica sono chiamati ad operare affinché
istituzioni, leggi e ambienti di vita siano pervasi da umanesimo
trascendente che offra alle nuove generazioni opportunità di piena
realizzazione e lavoro per costruire la civiltà dell’amore fraterno
coerente alle più profonde
esigenze di verità, di libertà, di amore e di giustizia dell’uomo. Di qui,
allora, la dimensione profetica del tema scelto dal Santo Padre, che si
inserisce nel solco della «pedagogia della pace» tracciato da Giovanni.
Paolo II nel 1985 («La pace ed i giovani camminano insieme»), nel 1979
(«Per giungere alla pace, educare alla pace») e nel 2004 («Un impegno
sempre attuale: educare alla pace»).
I giovani dovranno essere operatori di giustizia e di pace in un mondo
complesso e globalizzato. Ciò rende necessaria una nuova «alleanza
pedagogica » di tutti i soggetti responsabili. Il tema preannuncia una
preziosa tappa del Magistero proposto da Benedetto XVI nei Messaggi per la
celebrazione della Giornata Mondiale della Pace, iniziato nel segno della
verità (2006: «Nella verità la pace»), proseguito con le riflessioni sulla
dignità dell’uomo (2007: «Persona umana, cuore della pace»), sulla
famiglia umana (2008: «Famiglia umana, comunità di pace»), sulla povertà
(2009: «Combattete la povertà, costruire la pace»), sulla custodia del
creato (2010: «Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato») e sulla
libertà religiosa (2011: «Libertà religiosa, via per la pace»), e che ora
si rivolge alle menti e ai cuori pulsanti dei giovani: «Educare i giovani
alla giustizia e alla pace».
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Da "Lettere e conferenze spirituali di San Vincenzo de Paoli"
II servizio ai poveri deve essere preferito a tutto.
Non ci devono essere ritardi.
Se nell'ora delle orazioni avete da portare una medicina o un
soccorso a un povero, andatevi tranquillamente.
Offrite a Dio la Vs. azione, mettendovi l'intenzione dell'orazione.
Non dovete preoccuparvi e credere di aver mancato, se per il
servizio dei poveri avete lasciato l'orazione.
Non è lasciare Dio, quando si lascia Dio per Iddio, ossia
un'opera di Dio per farne un'altra.
Se lasciate l'orazione per assistere un povero, sappiate che questo
è servire Dio.
La carità è superiore a tutte le regole, e tutto deve riferirsi ad essa.
E una grande signora: bisogna fare ciò che comanda.
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Il prossimo 23 ottobre 2011 in Piazza S.Pietro a Roma Papa Benedetto XVI proclamerà santi della Chiesa
Cattolica:
Guido Maria Conforti, fondatore dei Missionari Saveriani.
Luigi Guanella, fondatore dei Servi della Carità e delle Figlie di
Santa Maria della Provvidenza.
Bonifacia Rodriguez de Castro, fondatrice delle Serve di San
Giuseppe.
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Giovanni Paolo II sarà beatificato in vaticano il 1° maggio
2011
Lo ha annunciato il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, dopo che
il suo successore Benedetto XVI ha firmato il decreto che riconosce il
miracolo attribuito a Karol Wojtyla.
Il pontefice polacco sarà elevato agli onori degli altari dunque ad appena
sei anni dalla morte, avvenuta il 2 aprile del 2005. dopo un pontificato
di quasi 27 anni che ha segnato la storia ecclesiale e non solo del
Novecento.
Il portavoce vaticano ha anche spiegato che la bara di Giovanni Paolo II
sarà traslata dalle Grotte Vaticane alla superiore Basilica di San Pietro
senza esumazione, cioè chiusa.
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14-04-2011
"Ecco faccio una cosa nuova, nel deserto una strada aprirò" (Dal profeta
Isaia)
È in fermento la Chiesa bresciana. Per ora è il tempo dello studio, della
riflessione, della preparazione, ma scelte importanti ed inderogabili si
segnalano all'orizzonte e ovviamente finiranno per coinvolgere anche la
nostra comunità.
I nostro vescovo ha pubblicato una coraggiosa e bellissima lettera
pastorale "Stranieri, ospiti, concittadini" derivata incidentalmente
da un fatto locale (l'occupazione di una gru da parte di alcuni migranti
stranieri), si è aperta ad una riflessione più ampia e complessa, su che
cosa vuoi dire, per le comunità della Chiesa bresciana, accogliere e
dialogare pastoralmente con gli stranieri (molti di questi sono fratelli
di fede o condividono con noi il battesimo!) ed è diventata segno
profetico alla luce dei recenti accadimenti che hanno coinvolto il
nord-Africa. La nostra comunità ha cercato di riflettere, domenica 20/3
u.s., ma è evidente, che al di là della conoscenza del testo, di grande
spessore biblico, culturale e civico, rimarrà in concreto il lavoro per
concretizzare quei principi.
Non è finita. Un altro tema si profila all'orizzonte. Nel maggio 2012,
la Chiesa bresciana celebrerà un sinodo sulle unità pastorali
parrocchiali, viste da qualcuno come scelta dovuta alla scarsità di
clero (specie giovane). Ciò è in parte vero, ma dobbiamo cogliere anche
come pedagogico l'insegnamento del Signore a lavorare insieme: sacerdoti,
religiosi/e, laici, con maggiore alacrità, rispetto dei carismi a delle
diverse vocazioni, auspicando una maggiore fiducia reciproca e
corresponsabilità, valorizzando le risorse comuni, crescendo nello spirito
di comunione, economizzando le risorse anche materiali.
L'unità pastorale che si profila per noi ci coinvolgerebbe con le
Parrocchie di San Barnaba e della Pavoniana. Torneremo sull'argomento, ma
fin da ora occorre pregare, riflettere e porre in atto gesti concreti di
comunione ecclesiale, perché la cosa non arrivi poi improvvisamente
"dall'alto", per decreto, ma pur nel rispetto delle autonomie e delle
tradizioni che non verranno annullate, sia frutto di un cammino condiviso
e maturato per essere 'Tutti una cosa sola". A ciò ha anche alluso il
Vescovo, che il 16-17 e 31 marzo u.s., ha incontrato i sacerdoti della
nostra zona pastorale, chiedendo maggior impegno e collaborazione
reciproca, in spirito di fraternità sacerdotale ed ecclesiale. Un primo
parziale ma significativo banco di prova potrà essere la missione per i
giovani della nostra zona, dal 15 al 25 settembre p.v.: speriamo che dia
stimoli nuovi a tutta la comunità e all'intera zona pastorale. Lasciamo
soffiare lo Spirito del Risorto e facciamo in modo che guidi il nostro
cammino.
Il vostro parroco Don Umberto Dell'Aversana
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30-03-2011
A
proposito di migranti: un commento alla lettera del Vescovo
In un contesto in cui i
termini quali "epocale" e "storico" si sprecano in una gara fra le
gazzette locali e nazionali a chi spara fanfaronate sempre più grosse,
bene ha fatto il vescovo a richiamare i cristiani della sua diocesi agli
impegni ecclesiali e civili riguardo al tema dell'immigrazione che è
destinato a durare nel tempo, con conseguenze tutta da verificare e
difficili da prevedere.
Il suo pensiero parte da un dato di realtà molto semplice e immediato: la
presenza degli stranieri c'è e c'è sempre stata. Anzi, fa dell'Esodo di
Israele una chiave interpretativa valida per tutti i fenomeni del genere:
Israele fu liberato da una politica oppressiva che mirava al genocidio ed
entrò in una terra già abitata con tutti i drammi che questo comportava.
La storia si è ripetuta nei secoli e si ripete anche oggi: si fugge da
realtà di disperazione e si cerca do vivere una speranza. Considerato
questo "Vale la pena prendere atto della situazione per imparare a
controllarla e dirigerla al meglio: come?" (Par. 1).
Il vescovo da delle indicazioni ben precise alle comunità parrocchiali su
come accogliere migranti cattolici, migranti cristiani non cattolici e
migranti di altre religioni. Nel paragrafo 5 affronta, entrando nel
merito, la responsabilità politica dei cristiani verso questo fenomeno in
quanto cittadini.
La posizione del vescovo si può riassumere così: realismo aperto alla
giustizia.
Rifiutato infatti ogni massimalismo ideologico, il "tutti dentro" o il
"tutti fuori", entrambi insostenibili, ma che sono il retroterra
abbastanza leggibile in controluce di molti discorsi che si arrampicano
letteralmente sugli specchi per non ammetter il pregiudizio ideologico, il
vescovo fa questa affermazione, che dovrebbe essere di viatico per ogni
cristiano nel l'avventurarsi in questo campo: "Bisogna piuttosto imparare
a riflettere sui dati concreti e sulle motivazioni reali: su questi il
confronto può essere fecondo e può condurre a giudizi più intelligenti,
decisioni più sagge" (Par.5). Che è quanto dire: il relativismo si supera
con il riconoscimento dell'altro e con lo sforzo di studio della realtà.
Inutile dire che è più comodo partire dal presupposto "io so tutto" salvo
dare in escandescenze quando qualcuno ha il coraggio di farcelo notare.
Fatta questa professione di realismo il vescovo da alcune indicazioni di
giustizia alle quali il cristiano ha il dovere di attenersi: "La prima è
che chi lavora presso di noi e contribuisce in questo modo al nostro
benessere ha il diritto di vedere riconosciuta la propria attività e di
essere messo in regola". Vi è un corollario importante: l'Italia non può
rifiutare a queste persone il riconoscimento giuridico e la garanzia di
quei servizi che noi abbiamo unito al lavoro: "sanità e scuola". L'invito
in altre parole è ad una piena uguaglianza tra cittadino italiano e
lavoratore italiano sul piano delle legislazione italiana.
Conseguente-mente a questo invita a rivedere la norma che toglie il
premesso di lavoro a chi perde il lavoro. Ne smaschera la logica egoistica
che sta alla base della norma stessa: "Ti tengo quando mi servi, quando
non mi servi più ti caccio" chiosando con il pericolo che tale
ragionamento sottintende: "Un meccanismo di questo genere è non solo
giusto in sé, ma giustifica nel sentire comune un modo di ragionare
egoista e perciò egoista [...] una volta ammesso per gli immigrati tende
necessariamente a diffondersi in tutte le direzioni e contribuisce ad
avvelenare il tessuto sociale italiano". Le tossine dell'egoismo corrodono
il corpo sociale, disgregandolo: è quanto ahinoi, si avverte in questa
Italia di inizio millennio!
Il terzo problema su cui invita ad interrogarsi è quello dei bambini nati
in Italia da genitori stranieri: essi sono da punto di vista culturale
italiani perché" parlano la nostra lingua, frequentano le nostre scuole e
vivono i rapporti di amicizia e di dialogo con i ragazzi italiani; godono
e soffrono le nostre ricchezze e povertà. Al vescovo appare illogico, e la
giustizia è sempre illogica, ma la logica non si compra al mercato,
ricacciarli in una terra di nessuno, stranieri alla patria di origine,
perché non la conoscono, e alla patria di adozione perché questa li
rifiuta. Il vescovo li definisce "Una delle ricchezze che possono aiutarci
a superare l'handicap del declino demografico ponendo, senza nominarlo, il
problema della cittadinanza a pieno titolo.
Il quarto rilievo tocca il ricongiungimento familiare. Un lavoratore
immigrato è per l'Italia un guadagno significativo perché non ha speso
nulla per formarlo, quello che lo stato potrebbe spender e per la sua
famiglia e suoi figli "è, in certo senso, il pagamento di un debito". È un
discorso ardito ma consequenziale: chi si professa cri-stiano è invitato a
rifletterci lasciandosi illuminare dalla virtù della giustizia. L'ultimo
problema posto è quello di "evitare ed impedire qualsiasi forma di
discriminazione" indicando con questo i comportamenti vessatori e le
lunghezze burocratiche per sfiancare le persone. La parola del vescovo è
alta e chiara: "Non è lecito ad un cristiano approfittare della condizione
di debolezza dell' immigrato per imporre contratti non equi (penso
naturalmente ai contratti di affitto e di lavoro)". Ancora una volta fa
emergere le conseguenze nefaste di questi atteggiamenti sul piano sociale:
"è un veleno sottile che si insinua nella coscienza delle persone e
distrugge la loro sensibilità umana" perché "quando so anche se
esternamente lo nego, di avere umiliato deliberatamente una persona, perdo
la stima di me stesso, del mio valore di persona e questo produce in me
sicurezza e senso di privazione".
La conclusione è lapidaria: "l'ingiustizia priva chi la commette della
nobiltà che gli appartiene come ogni persona umana". Qui il vescovo
descrive il dramma che ogni peccato porta con sé: la vergogna e la
conseguente menzogna per negare se stessi, aprendo le porte ad una
doppiezza che uccide e fa disperare. Ma il peccato del singolo inquina la
società e lentamente la fa morire, vittima di un' infezione mortale,
perché tale è l'ingiustizia. Aprire gli occhi, avere il coraggio delle
scelte alte alle quali il vescovo ci invita diventa allora una terapia per
scuotere e vincere il male oscuro che corrompe la società del nostro
tempo. Il negarlo è rendersi complici ed avviarsi verso un destino
ineluttabile quale i profeti ci ricordano con le loro parole ammonitrici
di un Israele idolatra e prossimo alla rovina".
Paolo Bonzio
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24-03-2011
Giornata in ricordo dei missionari martiri
Secondo i dati forniti dall’Agenzia Fides nel 2010 sono stati 23 gli
“operatori pastorali” uccisi nel mondo nel corso della loro attività
missionaria. Di questi, 14 sono originari dell’America, 5 dell’Asia, 2
dell’Africa e 2 dell’Europa. L’unico italiano è mons. Luigi Padovese,
frate cappuccino milanese, vicario apostolico dell’Anatolia ucciso a
Iskenderun il 3 giugno scorso.
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Febbraio 2011
L'educazione
Una solidarietà più ampia a livello internazionale
si esprime innanzitutto nel continuare a promuovere, anche in condizioni
di crisi economica, un maggiore accesso all’educazione, la quale,
d’altro canto, è condizione essenziale per l’efficacia della stessa
cooperazione internazionale.
Con il termine «educazione» non ci si riferisce solo
all’istruzione o alla formazione al lavoro, entrambe cause importanti di
sviluppo, ma alla formazione completa della persona.
A questo proposito va sottolineato un aspetto problematico: per educare
bisogna sapere chi è la persona umana, conoscerne la natura.
L’affermarsi di una visione relativistica di tale natura pone seri
problemi all’educazione, soprattutto all’educazione morale,
pregiudicandone l’estensione a livello universale.
Cedendo ad un simile relativismo, si diventa tutti più poveri, con
conseguenze negative anche sull’efficacia dell’aiuto alle popolazioni
più bisognose, le quali non hanno solo necessità di mezzi economici o
tecnici, ma anche di vie e di mezzi pedagogici che assecondino le
persone nella loro piena realizzazione umana.
Benedetto XVI, «Caritas in veritate»
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02-04-2010
“Andate e
annunciate a tutti…”
Questo l’invito rivolto da Gesù ai suoi discepoli.
I cambiamenti avvenuti nel tempo hanno coinvolto anche gli ambienti
parrocchiali.
La stampa, la radio e la TV, hanno continuato a moltiplicare ed a
potenziare quell’eco.
Oggi la sua Parola risuona anche nel WEB e si ripete sempre più con
questo nuovo mezzo di comunicazione che ormai è penetrato in tutte le
nostre case.
Anche la Parrocchia di Cristo Re è felice di presentarvi il nuovo sito
internet con il quale comunicare.
E' un sito utile per conoscere le attività parrocchiali, gli avvenimenti
e per approfondire la propria fede cattolica.
Un appello
Certamente ci sono persone che hanno tempo da dedicare all’oratorio:
magari non si propongono perché pensano che non ce ne sia bisogno, ma se
pensi di avere qualcosa di interessante da dire: immagini, reportage,
rubriche, ....ecc. non esitare a contattarci.
Grazie di cuore a tutti coloro che generosamente vorranno unirsi.
La redazione C.
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CENTRI D'ASCOLTO AVVENTO 2011
Alle ore 20,45
Martedì 22-29 novembre
Martedì 6-13 dicembre
|
1
|
FAMIGLIA
STOLFINI
|
VIA
ALTIPIANO D’ASIAGO 30
|
QUARTO
PIANO
|
PATRIZIA
SITTA BROGNOLI
|
|
2
|
FAMIGLIA
GHE’ - CANTONI
|
VIA
TOSONI 13
|
SECONDO
PIANO
|
MIMMA
URBINATI
|
|
3
|
FAMIGLIA
GILIBERTI
|
VIA
DAMIANO CHIESA 22
|
PRIMO PIANO
MARTEDI’
ORE16,00
|
GLORIA
TROMBINI
|
|
4
|
FAMIGLIA
SIMONCELLI-RODELLA
|
VIA
TRENTO 85
|
PIANO TERRA
|
CARLA
GIRARDI
|
|
5
|
FAMIGLIA
CAPRIOLI
|
VIA
TRENTO 22
|
PIANO TERRA
|
ERNESTO
CAPRIOLI
|
|
6
|
FAMIGLIA
VERZELETTI
|
VIA
BAGNI 16
|
PIANO
TERRA
|
SR.
ALBERTINA
|
|
7
|
FAMIGLIA
MAIOLINO
|
VIA
MARCONI 45
|
QUARTO
PIANO
|
SR.
ADELINA
|
|
8
|
SALONE
ACLI
|
VIA
TRENTO 62
|
SALONE
PIANO
TERRA
|
DON
CARLO
|
|
9
|
FAMIGLIA
MAGGI
|
VIA
ROCCA D’ANFO 25
|
PRIMO PIANO
|
PAOLO BONZIO
|
|
10
|
FAMIGLIA
ZANACCHI
|
VIA
S.
DONINO 7
|
PIANO TERRA
|
PALINI
RICCARDO
|
|
11
|
FAMIGLIA
BERTELLI
|
VIA
SABOTINO 33
|
PIANO TERRA
|
MARIATERESA TOSI
|
|

 |